Il piccolo paese di Denice dovette, nei secoli, sottostare a parecchi cambiamenti politici. Inizialmente parte della tribù dei Liguri Stazielli, fino all’ VIII sec.d.C. Denice fu assoggettato alla città di Acqui. In seguito fu inserito nel municipio romano di Acquae Statiellae per poi passare alle dipendenze del vescovo - conte la cui diocesi ricalcava i confini dell'antico municipio romano.

Nel 967 Ottone I, imperatore del Sacro Romano Impero, assegnò una marca al prode marchese Aleramo come ricompensa per la fedeltà e la sua partecipazione nella lotta contro i Saraceni. La marca Aleramica si estendeva tra il fiume Tanaro, il fiume Orba ed il mare, comprendendo l'attuale territorio di Denice.

Nel 991 il marchese Anselmo, figlio di Aleramo, fondò l'abbazia di S. Quintino in Spigno e donò alcuni mansi situati sul territorio di Denice al suddetto cenobio. Nel 1170 l'arcivescovo di Milano Caldino e nel 1178 il Papa Alessandro III confermarono i beni ed i diritti del monastero di Spigno in Denice. Dopo circa un secolo d'unione marchionale, l'originale territorio posseduto dal marchese Aleramo nel 967 fu frazionato tra i suoi numerosi eredi. Denice sarà feudo del marchese Bonifacio del Vasco e per eredità passerà al figlio Enrico marchese di Savona ed in seguito al nipote Ottone marchese del Carretto. Nel 1209 il marchese Ottone del Carretto ed il figlio Ugo si sottomisero al Comune di Asti, con tale assoggettamento Denice seguì le vicende dell'astense contrada sotto i provenzali, i re di Francia e la casa Savoia. Il passaggio sotto casa Savoia avvenne nel 1527 quando Carlo V, imperatore del Sacro Romano Impero donò la contea di Asti alla cognata Beatrice moglie del duca Carlo III di Savoia. Nel XIII sec. alcune casate marchionali iniziarono ad impoverirsi per il continuo frazionamento dei feudi dovuto al prolificarsi dei figli eredi e per il limitarsi dei loro privilegi e per i debiti che stipulavano per mantenere la loro agiata esistenza, al punto che furono costretti a vendere alcuni feudi. I feudatari di Denice seguirono questa sorte: nel 1322 il marchese Manfredino del Carretto ed il figlio Oddone vendettero Denice al marchese Manfredo di Saluzzo; nel 1337 il marchese Manfredo di Saluzzo rivendette Denice ai marchesi Scarampi che resteranno Signori del luogo per alcuni secoli.

I marchesi del Carretto ed i marchesi Scarampi non esercitarono mai il loro potere feudale in prima persona sul piccolo feudo di Denice, ma si servirono dei Marchesi di Ronzone che periodicamente infeudarono: ne sono esempio l'investitura concessa dal marchese Ottone del Carretto a favore del marchese Ponzio di Ronzone nel 1210 e l'investitura concessa dai marchesi Nicola e Luigi Scarampi a favore del marchese Giorgine(?) di Ronzone nel 1482. Nel secolo XVI si estinse la linea maschile Scarampi in Denice perciò furono investiti nell'ordine i marchesi: Valperga, Crivelli, Cacherano di Villafranca, Lavoretto di Belvedere, (tutti manterranno oltre al proprio il cognome Scarampi). L'ultima marchesa di Villafranca investita del feudo fu Maria Cacherano Scarampi Crivelli col mariro Bemardo di Cavoretto conte di Belvedere nel 1781. Denice fece sempre parte della diocesi di Acqui Terme e le decime ecclesiastiche furono sempre investite ai marchesi di Ronzone (1296-1320-1342..)

Camminando per le vie del borgo di Denice si possono ammirare alcuni reperti storici.

Al civico numero 6 di Via del Circolo, sopra il portale vi è un frammento di Stele Funeraria di epoca Augustea con tre ritratti, di cui uno femminile: ritrovata nel fondovalle dove probabilmente passava la via Emilia Scauri che collegava Vado a Tortona.

Ritrovata durante gli scavi in regione Chiazze e posta nel muro di sostegno adiacente al monumento dei caduti, si può ammirare una formella di notevole bellezza, in pietra arenaria locale, rappresentante un Armigero ed infine l’insegna delle Arti e Mestieri, incisa su pietra, rappresentante due forbici e due martelli definito dagli storici come simbolo del mestiere di calzolaio.