La notizia più attendibile e antica riguardante Malvicino risale al 1179 quando nel "privilegio" di Papa Alessandro III del monastero di San Quintino di Spigno viene citata l'antica Parrocchiale di San Michele, tuttora esistente e splendidamente restaurata. Presumibilmente intorno al 1483 Malvicino raggiunse l 'autonomia da Montechiaro e passò nell' orbita politica di Spigno, dove governavano i Del Carretto. Nel 1579, a seguito dell' estinzione dei Del Carretto, Spigno con Malvicino vengono infeudati dall' imperatore agli Asinari di San Marzano. Nel 1670, tramontata la dinastia degli Asinari, Malvicino passò sotto il dominio degli Invrea. Infine nel 1724 l'impero vendette il marchesato di Spigno ai Savoia.

La comunità di Malvicino è visibile solo attraverso gli atti di lite contro Montechiaro e Cartosio, conservati nell’archivio di Torino, a partire dalla metà del XVII secolo.

Nel 1300 Alberto del Carretto compra dai marchesi di Ponzone 2/3 del mandamento di Spigno: fra le località interessate vi è Malvicino. Alla curia di Spigno vengono riferite, in una notizia di Moriondo relativa alla vendita effettuata da alcuni marchesi di Ponzone ad Alberto del Carretto nel 1300, anche le località di Serole e Malvicino: tale acquisto è sanzionato pochi anni dopo.

Nella relazione parrocchiale del 1816 il parroco don Cazzulin scrive che nelle pagine iniziali del registro di morte e matrimonio ha letto la testimonianza del suo predecessore: il parroco Bartolomeo «de Pestoribus di Malvicino». Questi scrive di aver assistito alla scissione di Montechiaro e Malvicino avvenuta nel 1483.

 

Nel 1880, quando viene istituita la provincia di Alessandria, il comune di Malvicino, per ragioni fiscali, cede le contrade Arbiglia e Pesca al comune di Cartosio. In questo modo il piccolo comune ottiene uno sgravio sulle imposizioni progettando di riscattare le contrade non appena possibile. In realtà l’operazione non riesce e tutt’ora le località di Arbiglia e Pesca rimangono nel comune di Cartosio. In queste località il comune di Malvicino possedeva, nella metà XIX secolo, circa 62 ettari di terre in affitto perpetuo. Il censimento dei beni rurali indica che questa zona è destinata ai «fitti perpetui», mentre le altre del comune sono adibite a «fitto temporaneo». In totale si tratta di circa 153 ettari, in maggioranza boschi cedui o castagneti.