Le prime notizie di Pareto si hanno nell’anno  991:all’atto di fondazione dell’Abbazia di San Quintino di Spigno risulta che il marchese Anselmo I (figlio del conte-marchese Aleramo) e la di lui consorte Gisla, comitissa longobarda, concedono ai Monaci benedettini, tra le altre terre, anche tre “ mansi ” (circa nove ettari) in territorio di Pareto. Su questo territorio dominano dapprima i marchesi del Vasto, poi i marchesi del Carretto, i marchesi di Ponzone ed infine i marchesi del Bosco e di Pareto.

Nel 1125 il marchese Bonifacio del Vasto (figlio di Tete, marchese della Liguria occidentale) nel suo testamento lascia al figlio Enrico il Guercio, marchese di Savona, “ locus et territorium Pareti “. Tra il 1162 e il 1202 Guglielmino del Bosco, figlio di Manfredo, marchese del Bosco, sposa Salumbra che gli porta in dote un terreno chiamato gli olmi di S. Martino nel territorio di Pareto. I suoi figli Enrico e Bonifacio sono i primi che ricevono la denominazione di marchesi di “pereto”, cioè di Pareto. Nel 1213 Bonifacio muore e suo fratello Enrico, marchese di Uxecio (Belforte Monferrato) assume la duplice qualifica di marchese di Pareto e di Uxecio.

Il 29 gennaio 1218 il marchese Ottone del Bosco (fratello di Guglielmino) e suo figlio Guglielmo cedono il castello di Pareto al podestà di Alessandria: “ dominum Petrum Carrarium potestatem Alexandriae” (F. Gasparolo). Il 13 maggio 1223 Enrico di Uxecio (insieme ai figli Guglielmo, Manfredo e Guido) vende “Castrum et villam Pereti” alla Repubblica di Genova. Lo stesso giorno, 136 capIfamiglia di Pareto sottoscrivono un giuramento di fedeltà col quale si impegnano “a custodire e difendere il Castello di Pareto“ per conto della Repubblica di Genova. Annualmente Genova nomina un Castellano: suo compito è quello di sorvegliare che le armi e le munizioni siano sempre in buono stato e che i viveri siano sufficienti per almeno tre mesi. Sotto la direzione del Castellano i Paretesi devono scavare fossati, tenere in ordine gli spalti del castello, portare i materiali per tutte le opere di fortificazione (prestazioni che vengono fatte gratuitamente di domenica) ma devono anche e soprattutto difendere il castello.

I Genovesi, dal canto loro, pongono a Pareto un presidio di 12 “sergenti” muniti di balestra per la difesa del castello. In caso di guerra, il presidio è rinforzato da alcuni reparti di fanti (muniti di scudo e di un’asta lunga circa due metri), da un cavaliere, un palafreniere e uno scudiero accampati nei dintorni del castello. I dodici balestrieri di Pareto svolgono turni di guardia dalle torrette del castello e controllano la riscossione dei pedaggi. Inoltre si recano in squadra a reprimere i briganti che infestano la zona e periodicamente ispezionano la foresta di Monte Ursale (Monte Orsaro) per evitare tagli abusivi del legname pregiato che serve a Genova per la costruzione delle navi. Genova controlla la vita nel castello mediante i “castrum visitatores” ispettori che hanno il compito di passare in rassegna le truppe e di constatare le irregolarità, ma anche di portare le paghe (con un anticipo di tre mesi) per il castellano e la truppa.

Nel 1224 il Castello viene attaccato di sorpresa dagli Alessandrini in guerra con Genova per il possesso di Capriata. Essi sono “ ributtati con danno e vergogna “ dalla guarnigione paretese al comando del Castellano Tommaso de’ Fornari. Nel 1285 partono dal castello di Pareto “cinquanta uomini con lance lunghe” per difendere gli interessi di Genova contro Pisa. ( La spedizione è guidata da Oberto Spinola.) Successivamente, nel 1394 il castello di Pareto è teatro di un importante fatto d’armi tra le truppe francesi del duca Luigi d’Orleans, (fratello del re di Francia Carlo VI) e il doge di Genova Antoniotto Adorno.

Il 29 ottobre 1394, Enguerrand de Coucy (luogotenente di Luigi d’Orleans), dopo aver conquistato Savona, passando dal Colle di Cadibona occupa Altare, raggiunge Pareto e pone l’assedio al castello. I francesi allontanano i 12 “sergenti” genovesi mediante un compenso in denaro, ma le milizie paretesi - poche squadre di contadini - al comando del Castellano Ansaldo de’ Ansaldi, oppongono una tenace resistenza. A fine dicembre 1394 le truppe francesi sono costrette ad andarsene: il castello è salvo.

Il 24 novembre 1396 Pareto manda i suoi delegati a Genova (che nel frattempo è caduta in in mano ai Francesi di Carlo VI) per giurare fedeltà ai nuovi padroni. Tra il 1409 e il 1413 il Castello di Pareto passa nelle mani del marchese Teodoro II del Monferrato al quale i Genovesi, in rivolta contro i Francesi, nel 1409 offrono la signoria della loro città. Nel 1413 il Comune di Pareto torna sotto il dominio di Genova (che estromette il marchese di Monferrato) ma poco tempo dopo viene occupato dai Milanesi (in lite con i Genovesi) che lo terranno fino al 1419. Nel 1419 Pareto ritorna sotto il dominio dei marchesi del Monferrato.

Nel 1475 la comunità paretese chiede, ed ottiene dal marchese del Monferrato Guglielmo VIII Paleologo, la riconferma delle concessioni godute fin dal 1223: pedaggio, forni, mulini, dazi, gabelle. Il Comune verserà al marchese una tassa annuale di centodieci lire genovesi in cambio di questi privilegi. Nel 1516 i privilegi di cui sopra vengono confermati dal marchese Guglielmo IX di Monferrato il quale approva anche gli Statuti della Comunità che i Paretesi avevano già presentato nel 1513. Poco dopo, nel 1537, i Delegati di Pareto si recano a Casale per giurare fedeltà ai Gonzaga di Mantova ai quali l’imperatore Carlo V, nel 1396, aveva assegnato il Monferrato. (Nel 1533, alla morte di Gian Giorgio marchese di Monferrato - ultimo dei Paleologi - era iniziata una contesa tra il Duca di Savoia, il duca di Mantova e il marchese di Saluzzo per la successione: dopo tre anni di guerre la questione era stata risolta dall’intervento diretto dell’imperatore).

Nel 1590 il duca Vincenzo II Gonzaga inizia la costruzione della fortezza di Casale ed anche Pareto, come tutti gli altri Comuni, invia contributi in denaro e manda lavoratori a prestare mano d’opera gratuita. Nel 1594 Vincenzo II Gonzaga, per far fronte ai debiti contratti con la Repubblica di Genova, infeuda Pareto a Giorgio Guerriero “di Monteclaro, Condomino di Ponti, diocesi di Acqui” il quale verserà al duca cento monete d’oro annue.

Così nel 1604 i Paretesi pagano un riscatto di seimila scudi d’oro al duca Vincenzo Gonzaga per estromettere Giorgio Guerriero e veder riconfermati i loro diritti. (Per far fronte a questo debito, due anni dopo i Paretesi venderanno Pontinvrea, allora Ponte dei Prati, a Gio. Battista d’Invrea). Durante la Prima e Seconda Guerra del Monferrato (1612/17 e 1627/30-31), Pareto è teatro di operazioni militari e nel giugno 1628 viene occupato dalle truppe di Carlo Emanuele I comandate dal conte Serbelloni. Nel 1636 il Castello di Pareto è occupato dagli Spagnoli che ne distruggono la parte fortificata (durante la guerra dei Trent’anni). Tra il 1688 e il 1698 Pareto ha una lunga vertenza con Mioglia (feudo imperiale assegnato agli Scarampi di Cairo) per il possesso dei boschi e del legname di Montursale. L’anno dopo i Gonzaga concedono il feudo di Pareto in sub-appalto al mantovano Ferdinando Raffa che viene nominato, dietro pagamento, marchese di Pareto. (La Comunità paretese reputerà sempre questa investitura falsificata e nulla). Il 22 giugno 1694 l’ing. Scapitta redige la mappa da cui si può veder la struttura originaria del Castello di Pareto.

Nel 1713 Pareto passa al Regno di Sardegna (con la pace di Utrecht alla fine della guerra di successione spagnola) e fa parte della nuova “provincia” di Acqui, creata dai Savoia per meglio amministrare i territori di nuovo acquisto. In seguito, nel 1716, il marchese Raffa vende il marchesato di Pareto al conte Alessandro Scati. Nel 1722 si ricostruisce il campanile della Chiesa Parrocchiale, dedicata a San Pietro (il primo documento relativo alla parrocchiale risale al 1634, ma il corpo della chiesa originaria appartiene probabilmente all’epoca romanica), e nel 1734 si procede all’allungamento della “parte davanti, dove resta il cimitero cinto dalle mura” e al rifacimento della facciata della Chiesa Parrocchiale. Dopo un lungo periodo di pace sotto il Regno dei Savoia, Pareto vive momenti drammatici al tempo della Prima Guerra Mondiale.

Una tradizione popolare fa risalire parecchi toponimi del territorio paretese al passaggio delle truppe francesi: alla cascina “Le Armi” sembra ci fosse un deposito di armi e munizioni; in località ”Piancavalli” doveva esserci un deposito di cavalli, mentre in ”Sanguinenta” pare fossero avvenuti sanguinosi scontri.