Al centro di un antico sistema viario, Ponzone ha una storia ricca e nobile: fu sede di Marchesato Aleramico, munito di un fortissimo Castello demolito dall’esercito spagnolo nel 1646; diede i natali al Generale Alessandro Negri di Sanfront, eroe nella battaglia di Pastrengo (1848) e senatore del Regno d’Italia.

Il capoluogo ha parzialmente conservato l’impianto del ricetto medievale: i portici dell’antico borgo, la Chiesa di San Michele, il museo di arte sacra sono le principali attrattive artistiche. Tra le cinque chiese esistenti, la parrocchiale di San Michele, consacrata nel 1627 (la ricostruzione iniziò del 1597), è una delle maggiori della comunità  ed è ricca di elementi barocchi e rococò.

II Seicento è il secolo che segnerà definitivamente il destino di Ponzone, con la distruzione totale del suo secolare castello. Si può dire che fu quasi un incidente della storia: coinvolto nelle guerre di successione, occupato e abbandonato ora dai francesi ora dagli spagnoli, fu demolito come un ostacolo da eliminare ad ogni costo. Fra Ottocento e Novecento, Ponzone è un grosso borgo rurale, alle prese con i problemi di tutta la montagna italiana nella fase della industrializzazione postunitaria. Asperità del territorio, precarietà di collegamenti, condizioni sociali difficili, fanno dei ponzonesi emigranti (stagionali e non), corrieri di mercanzie e prodotti («pedoni»), agricoltori tenaci, bottegai accorti. Nella seconda metà dell'Ottocento vengono avviate importanti opere per migliorare i collegamenti ed elevare la qualità della vita nel territorio. Economicamente, Ponzone non si discosta dagli altri Comuni montani: emigrazione stagionale, agricoltura povera, scarse attività artigianali e commerciali. L'attività «alberghiera» muove i primi passi e trova il più alto livello qualitativo ai primi del Novecento con l'apertura dell'AIbergo Vetta nel Capoluogo. La popolazione, che registra 2500 abitanti nel 1820, sale a 3434 nel 1860, raggiunge i 4348 nel 1901 e tocca il massimo storico per Ponzone nel 1921 con 4422 abitanti.